Canti, castagne e mirtilli

“…canti tradizionali rievocano il passato di questa terra circondata da imponenti montagne e mistiche foreste, modellata rispettosamente da braccia che hanno saputo cogliere i suoi doni…”.

Canti, castagne e mirtilli, la quintessenza della Montagna pistoiese. Il passato di questa terra è caratterizzato dalla forte integrazione degli abitanti con il territorio, che hanno trovato fonte di sostentamento per secoli, sfruttando il freddo per la produzione del ghiaccio nelle ghiacciaie, l’energia idraulica per la lavorazione del ferro nelle ferriere, il legname presente in abbondanza, per la produzione del carbone di legna nelle carbonaie, oltre allo sfruttamento dei prodotti del bosco e sottobosco.

La castagna è il prodotto per eccellenza di questa terra. Estesi boschi di castagneti da frutto ne permettono la coltivazione e da questo frutto si ricava la pregiata Farina Dolce di Castagne della Montagna pistoiese di denominazione IGP.

La farina di castagne viene ottenuta mediante la macinazione delle castagne essiccate. L’essiccamento tradizionale avviene nei canicci, seccatoi o metati dove le castagne fresche vengono disposte a strati sul solaio realizzato in stecche di castagno quindi sul pavimento sottostante viene acceso un fuoco “morto” con ceppi di castagno che deve essere mantenuto sempre vivo per 40-45 giorni. Terminata questa fase, le castagne vengono liberate dalla buccia, ripulite ancora manualmente e quindi portate al molino dove vengono poi macinate. La farina che si ottiene è finissima, dolce e di un leggero colore avorio.

La coltivazione del castagno sulla Montagna pistoiese ha radici antiche: le motivazioni essenziali sono da rilevarsi nell’estrema povertà di questo comprensorio, dove specialmente in inverno le avverse condizioni climatiche creavano gravi problemi di sopravvivenza.

44° 3′ 21.601″ N – 10° 47′ 23.031″ E

Il castagno era ed è l’unico albero da frutto coltivabile in maniera estesa, con cure relativamente limitate, capace di offrire una risorsa alimentare completa. In area pistoiese ha una diffusione così ampia da risultare anomala, infatti lo si trova in una fascia compresa tra i 200 ed i 1000 m s.l.m., mentre questa pianta ha un habitat ottimale per la fruttificazione tra i 400 e gli 850 m s.l.m.

Sempre il bosco, meglio il sottobosco, dona in abbondanza, oltre a numerose specie di funghi,  prodotti spontanei quali mirtilli, more, lamponi e fragole.  Dal sapore molto zuccherino e un aroma intenso, sono teneri e particolarmente succosi e si utilizzano per la preparazione di marmellate, gelatine e per guarnire dolci.

I carbonai della Montagna pistoiese erano conosciuti in tutta Italia per la loro abilità e facevano vita da emigranti: a fine Novembre, dopo aver rimesso le castagne, gli uomini andavano a far carbone in Maremma, Sardegna e Corsica. Il distacco dalla famiglia che durava fino ad aprile inoltrato rendeva ancora più dura la vita di questi uomini che si costruivano capanne vicino alle carbonaie e vivevano lì per sei mesi dormendo su letti di rami, rapazzole, ricoperti di foglie. Tornando alle loro case dopo mesi di duro lavoro diurno e notturno e mal dormito e peggio mangiato, “neri” non avendo mai potuto lavarsi, quasi irriconoscibili; i carbonai, nell’immaginario popolare, vennero considerati quasi come creature quasi mitologiche, creature di “un altro mondo” e intorno alla loro figura aleggiavano numerose storie al limite tra realtà e leggenda. Tale attività è durata dal Medioevo fino agli anni 50 dello scorso millennio. Una delle attività primarie di questa terra, integrativa alla raccolta e lavorazione delle castagne e alla scarsa coltivazione agricola, è rappresentata dalla produzione del carbone di legna.

Protagonista della tradizione culinaria della Montagna pistoiese è senz’altro la castagna, ingrediente base di molte ricette. I necci, il castagnaccio, le frugiate o caldarroste, sono solo alcuni dei modi di gustare il prelibato frutto.

Altre sono le prelibatezze gastronomiche della zona:  molti sono i piatti legati al fungo porcino, come la polenta e le tagliatelle, o i funghi trifolati o arrosto, che spesso accompagnano una tagliata di manzo locale; ancora, l’arista di maiale sott’olio, il pecorino a latte crudo della Montagna pistoiese, il formaggio Raveggiolo di pecora pistoiese.

Numerose sono le manifestazioni e sagre dedicate ai frutti della terra. Ogni anno a Cutigliano, nel periodo estivo, si rende omaggio ai delicati e succosi frutti del sottobosco dai quali si ricavano gustosi sciroppi e confetture, con la Festa del mirtillo e del lampone; mentre, pressoché in tutti i paesi, si tengono sagre della castagna e del neccio nel periodo autunnale, come commemorazione di un passato nel quale la castagna era vitale e come vere e proprie rassegne gastronomiche di prodotti tipici.

La Montagna pistoiese ha un’antica tradizione di canti popolari. Il primo a raccoglierli fu Niccolò Tommaseo (1832), dalla sola persona di Beatrice Bugelli, poetessa pastora di Pian degli Ontani. Numerosi ricercatori si susseguirono per esaltare la purezza, la semplicità e l’estetica di questa poesia: Filippo Rossi Cassiglioli, medico pistoiese, raccolse e pubblicò 26 libretti di maggi, per esempio; Francesca Alexander pubblicò due volumi di canti nel 1885 e nel 1887, raccolti nella zona dell’Abetone.

Il lavoro di ricerca più importante è stata la raccolta sistematica di tali canti, con i metodi della ricerca etnomusicologica ed antropologica, fatta nei primi anni ’70 da Sergio Gargini, sociologo, lavoro atto anche alla valorizzazione e diffusione di questi canti che sono principalmente sonetti, stornelli e ottave rime.

Nel 1980 fu ripristinato il Cantar Maggio, al quale vi hanno partecipato autori come Maurizio Geri e Riccardo Tesi e nel 2003 nacque il Festival del Maggio Itinerante, un manifestazione folkloristica itinerante appunto, che parafrasando il calendimaggio, in tutto il mese di maggio porta gli stessi Canti del Maggio e gli altri canti della tradizione, davanti alle case e per le vie di molti paesi.

Numerose sono anche le rassegne culturali. Artisti di strada riempiono le vie di Maresca con il festival Extradarte che si tiene dal 1991 e promuove la cultura di strada attraverso l’interazione col pubblico e Calamecca (Piteglio) ospita la Rievocazione storica in onore di Francesco Ferrucci, manifestazione in costume dell’arrivo e della sosta di Francesco Ferrucci a Calamecca il 1º agosto 1530 con i suoi 4000 soldati prima della tragica battaglia di Gavinana. In commemorazione della morte del condottiero, a Gavinana, dove vi morì, si celebra la Festa Ferrucciana e il Palio degli anelli, una disputa fra le quattro contrade del paese per la conquista del drappo dipinto da artisti locali.

La quiete e il mistero dei boschi della valle dell’Orsigna è stata l’ultimo amore dello scrittore di grandi viaggi e attualità, alla quale così rende omaggio nel suo libro La fine è il mio inizio:

«A quel tempo l’Orsigna era ancora piena di gente. La guerra era appena finita e gli uomini facevano i boscaioli nelle montagne di là del fiume. Facevano cose incredibili! Legavano un cavo di ferro nella montagna di fronte, poi a spalla, attraversando il fiume, lo portavano da questa parte, lo legavano in piazza, lo mettevano in tensione e dall’altro versante facevano partire i carichi di legna attaccati ad un uncino. Arrivavano a velocità spaventosa ed andavano a sbattere contro un copertone. A volte quei pazzi ci si legavano loro stessi. Lo ricordo come se fosse ora. (…) una volta uno si distrasse fra un carico e l’altro e finì schiacciato in piazza».

Terra di feste ma anche di isolamento e spiritualità in perfetta armonia con la natura e luogo eletto dal giornalista eremita Tiziano Terzani.

Penna e scatti di Benedetta Perissi

Foto mirtilli cc photo.

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