Laugavegur Trail, trekking di ghiaccio e fuoco

Il “sentiero delle sorgenti calde”, il Laugavegur Trail, attraversa le highlands nel sud islandese, snodandosi su circa 55 km di sentieri fra panorami sconfinati e selvaggi. Ecco i consigli pratici per affrontarlo al meglio.


Montagne variopinte, valli profondamente incise a formare spettacolari canyon, sorgenti termali, cascate, vulcani, sono solo alcune delle meraviglie naturali che uno dei trekking più belli al mondo permette di ammirare, il Laugavegur Trail.

Trattandosi di un trekking di più giorni, è bene essere allenati ed equipaggiati adeguatamente, ma può essere effettuato da chiunque non presentando difficoltà tecniche. Fondamentale è essere ben informati sulle condizioni metereologiche, il meteo variabile è l’unica vera difficoltà del Laugavegur Trail. Per questo motivo è da intraprendere soltanto in estate, periodo in cui, fra l’altro, la natura regala una gran varietà di paesaggi, quel genere di panorami che fanno aumentare il battito cardiaco quando ti si palesano davanti.

Occorre trasportare i viveri, sacco a pelo e tutto il necessario per il fabbisogno giornaliero, i rifugi mettono a disposizione il posto letto, bagni e talvolta la cucina; occasione per provare l’emozione di un viaggio in totale autonomia e piantare la propria tenda nei campsite delle varie tappe. Uno dei modi migliori per godersi appieno questa terra e la sua natura selvaggia.

L’Islanda terra di ghiaccio e fuoco, che affascina da sempre esploratori, romanzieri e viaggiatori con i suoi paesaggi che hanno dato origine a storie fantastiche di fate e di elfi, è terra anche del sole che non tramonta mai nel periodo estivo. La luce persiste fino alla mezzanotte e oltre regalando sensazioni mai provate.

Un territorio dalle caratteristiche sorprendenti e di contrasti; l’incandescenza del magma e le sorgenti di acqua calda si accostano al freddo pungente (siamo quasi al circolo artico) dei ghiacciai, vette variopinte dalle modeste altitudini si stagliano dalle profonde vallate, estese e verdeggianti praterie si alternano a deserti di roccia lavica, in un susseguirsi continuo di colori ed emozioni.

Le tappe del Laugavegur Trail classico

L’itinerario parte dalle sorgenti della regione montuosa del Landmannalaugar, una pianura che si fa spazio tra montagne dalle tonalità sorprendenti dove sorgono un rifugio, il relativo campsite e sgorgano avvolgenti sorgive naturali che creano delle invitanti pozze d’acqua calda; si giunge poi fino alla Foresta di Thor, in islandese Thórsmörk (Þórsmörk), una spettacolare valle compresa tra due ghiacciai.

Quanto è lungo il Laugavegur Trail? Il percorso impegna da due a quattro giorni per compierlo completamente a seconda del ritmo che si intende sostenere, ma solitamente viene suddiviso in quattro tappe con una media di 4-5 ore di cammino al giorno. Lungo l’itinerario si incontrano quattro rifugi per il ristoro e pernottamento dove è possibile anche campeggiare (a pagamento), aperti solo d’estate.

Prima tappa: Landmannlaugar – Hrafntinnusker

Distanza: 12 km, 4 – 5 ore
Dislivello in salita: 470 m

Seconda tappa: Hrafntinnusker – Álftavatn

Distanza: 12 km, 4 – 5 ore
Dislivello in discesa: 490 m

Terza tappa: Álftavatn – Emstrur-Botnar

Distanza: 15 km, 6 – 7 ore
Dislivello in discesa: 40 m

Quarta tappa: Emstrur-Botnar – Thórsmörk

Distanza: 15 km, 6 – 7 ore
Dislivello in discesa: 300 m

Arrivare sull’oceano aggiungendo due tappe

Al termine del trekking a Thórsmörk si può aggiungere il sentiero Fimmvörðuháls e Eyjafjallajökull, lungo 24-30 chilometri, da suddividere in due tappe, che collega il sentiero Laugavegur a Skógar e alla sua spettacolare cascata. Non sono tratti facili, intervallati solo da un bivacco, è bene quindi aver fatto già esperienze in montagna prima di cimentarsi; ma per chi è preparato è vivamente consigliato intraprenderlo. Scenari lavici, ghiacciai e l’oceano che si avvicina offrono dei panorami sublimi.

Cose da sapere prima di partire per il Laugavegur Trail

  • Il segnale telefonico non sempre è disponibile, nei pressi dei rifugi lo è un po’ di più; non sempre c’è la possibilità di ricaricare il cellulare, quindi è bene organizzarsi con dei power bank.
  • Il meteo è un fattore determinante e può cambiare molto rapidamente. Venti molto forti con pioggia battente, grandine, nebbia e persino neve possono verificarsi con poco preavviso. Un cambiamento improvviso del tempo può causare un forte calo o aumento della temperatura. Controlla sempre le previsioni del tempo, caso mai rimanda la tappa e rimani al campsite, assicurati di stare al caldo e che l’attrezzatura e i vestiti rimangano asciutti nello zaino.
  • Ci sono frequenti guadi, se il livello dell’acqua va oltre il ginocchio, aspetta la presenza di altri viaggiatori se non ti senti sicuro ad attraversarlo.
  • Lasciare i propri rifiuti lungo il percorso ovviamente è proibito, compresa sia la carta igienica che gli avanzi di cibo. Si potranno gettare negli appositi cestini presso i rifugi.
  • Non abbandonare mai il sentiero, per questioni di sicurezza personale e di rispetto delle natura. Tra l’altro il Laugavegur Trail è ben segnalato.
  • Soprattutto se si parte da soli, è opportuno segnalare il proprio programma di viaggio sul sito Safetravel.is e scaricare l’applicazione islandese di emergenza 112 per smartphone.
  • I rifugi e i campsite lungo il Laugavegur Trail sono aperti da fine giugno a metà settembre, a seconda delle condizioni della neve e del sentiero. La maggior parte delle persone viaggia da nord a sud, da Landmannalaugar a Thórsmörk, e percorre il trekking in 4 tappe. In questo modo si parte da Landmannalaugar (si può dormire anche qui la prima notte e partire di prima mattina il giorno a seguire) e si può alloggiare nei rifugi di Hrafntinnusker, Álftavatn, Hvanngil, Emstrur e a Thórsmörk presso i Volcano Huts.
    I rifugi lungo il percorso offrono una sistemazione di base in sacco a pelo in dormitori. Sono dotati di servizi igienici, docce e attrezzature di base per cucinare. A Thórsmörk aprono prima in primavera e rimangono aperti più a lungo in autunno, qui si trova anche la stazione degli autobus che ricondurrà a Reykjavík. Se si decide di dormire in rifugio è necessaria una preventiva prenotazione che puoi effettuare qui oltre a trovare tutte le informazioni a riguardo.

Organizzare il trasporto A/R per il Laugavegur Trail

La maggior parte degli escursionisti parte da Reykjavik e percorre l’itinerario da nord a sud, si dovrà quindi raggiungere Landmannalaugar che sarà il punto di partenza. L’opzione migliore è prendere il Reykjavik Excursions Highland Bus che parte dal terminal degli autobus BSI. Acquistando il pass per le Highlands si può impiegare tutto il tempo necessario per completare il trekking e si può essere prelevati da uno dei tre punti di accesso principali del Laugavegur: Landmannalaugar, Thórsmörk e Skogar (per chi completa anche il Fimmvörðuháls) e include anche il rientro ovviamente.

L’equipaggiamento per il Laugavegur Trail in autonomia

Abbigliamento e attrezzatura possono fare la differenza lungo il sentiero. E’ importante indossare calzature da trekking, già collaudate, in membrana impermeabile, con suola dotata di buona aderenza, affinché piede e caviglia siano ben avvolti e sostenuti. Portare un guscio, ovvero un guscio o giacca impermeabile e antivento o una mantella impermeabile. La regola da tenere a mente non è quella di stare caldi, ma di rimanere asciutti, quindi riparandosi dalla pioggia e cercando di non sudare troppo con un abbigliamento adeguato.

Il meteo estremamente variabile impone di vestirsi a strati o come si suol dire a cipolla, indossando a pelle una maglietta di cotone o, meglio, di tessuto tecnico traspirante e sopra un pile, da poter riporre nello zaino a seconda delle temperature. Indossare pantaloni comodi, meglio se modelli concepiti per l’outdoor, MAI indossare i jeans! Se si è già abituati alla camminata con i bastoncini outdoor, portarli con sé. Aiutando a scaricare il peso su gambe e braccia, risultano utili anche durante la percorrenza di sentieri in discesa, momento in cui anche i più lievi dolorini articolari si fanno sentire. Invece, se non si sono mai usati, è bene fare un po’ di pratica su terreni semplici, come il proprio giardino di casa o il parco cittadino, prima di avventurarsi sui sentieri.

E’ opportuno portare con sé anche degli occhiali da sole, come anche un cappello, di lana o pile (la maggior dispersione di calore avviene dalla testa), va bene anche uno scaldacollo multiuso.

Portate con voi due cambi di vestiti per camminare e uno da mettervi la sera a fine trekking (utile l’organizzazione in buste di plastica all’interno dello zaino così da far rimanere gli indumenti asciutti anche in caso di pioggia). Non sempre è possibile asciugare i vestiti nei rifugi.

Alcuni desiderano viaggiare super leggeri, mentre altri si sentono a proprio agio con zaini più “completi” sebbene più pesanti. In generale però la regola da seguire è quella francescana, solo l’essenziale, meno cose si metteranno nello zaino, più si godrà dell’esperienza. Soprattutto nei trekking lunghi come il Laugavegur Trail, anche 100 grammi in più si sentono su gambe e schiena, quindi se non si tratta di un oggetto indispensabile è a rischio cestino.

A seconda delle proprie inclinazioni scegliere zaini da 50 a 80 litri, a seconda anche dell’attrezzatura da portare o da quanti giorni si intende restare fuori. Si aggiungono i prodotti per l’igiene personale e un asciugamano; la tenda, il materassino isolante, il sacco a pelo, un cuscino comprimibile, fornellino e stoviglie se si vuole campeggiare.

Un’altra regola generale da seguire nella preparazione dello zaino è “pesante sotto, leggero sopra”, ma in un trekking di più giorni è meglio mettere oggetti di medio peso/leggeri sul fondo, ad esempio il sacco a pelo andrà sul fondo dello zaino, mentre l’attrezzatura pesante come la tenda andrà riposta all’altezza delle spalle, in alto gli oggetti leggerissimi e di uso frequente come il cellulare… Nelle tasche laterali riporre oggetti di cui si ha bisogno di recuperare velocemente, come ad esempio la borraccia, e comunque oggetti piccoli. A contatto con la schiena riporre oggetti morbidi come gli indumenti così da non avere cose spigolose che possono dar fastidio. Distribuire il peso sui lati uniformemente per non avere sbilanciamenti durante il cammino. Evitare di agganciare alla parte esterna dello zaino oggetti vari, possono far sbilanciare o rimanere impigliati.

Anche se il Laugavegur Trail è ben segnalato e frequentato, portare con sé una mappa e una bussola e/o un GPS con le tracce caricate, ovviamente è opportuno saperli utilizzare. Altrettanto importante è dotarsi di un kit di primo soccorso.

Solitamente è bene portarsi una lampada frontale o torcia elettrica, però con la luce islandese che va oltre la mezzanotte non ce ne sarà molto bisogno.

Ricordarsi che ci sarà da portare anche il cibo, quindi calcolare lo spazio da dedicargli nello zaino; nei rifugi del Laugavegur Trail i pasti hanno un costo molto elevato, spesso vanno prenotati per tempo o a volte proprio non è fra i servizi offerti. L’acqua invece non è un problema.

Ecco cosa mettere nello zaino per affrontare il Laugavegur Trail al meglio, una pratica lista per non scordarsi niente.

Assolutamente da portare:
– Scarponcini da trekking
– Calze da trekking calde 2 paia
– Cappello e guanti
– Pantaloni da trekking
– Giacca e pantaloni antivento e impermeabili
– Copri zaino
– Maglione in pile o lana
– Camicia o maglione leggero
– Magliette e biancheria intima di ricambio
– Occhiali da sole
– Scarpe o sandali leggeri per guadare i fiumi e da indossare a riposo
– Sacco a pelo adatto a – 10°C
– Costume da bagno (per le terme naturali che si incontreranno)
– Kit di pronto soccorso con cerotti per vesciche, antidolorifici, bende…
– Coperta isotermica, fischietto, coltello, accendino, lacci di ricambio per le scarpe, nastro adesivo
– Protezione solare
– Borraccia
– Tazza per bere
– Bussola e mappa, GPS
– Per chi intende campeggiare portare tenda, materassino e attrezzatura per cucinare
– Cibo per il numero di giorni
– Telefono cellulare

È utile avere:
– Bastoncini da trekking
– Diario e penna
– Tappi per le orecchie
– Maschera per dormire
– Macchina fotografica

Penna e scatti di Benedetta Perissi

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