Vino faide e colline

L’origine del nome Chianti non è certa: secondo alcune versioni potrebbe derivare dal termine latino clango (far suonare le trombe o genericamente far rumore), a ricordare i suoni delle battute di caccia effettuate nelle foreste; secondo altre versioni il nome deriverebbe dall’etrusco clante, nome di famiglie etrusche diffuso nella zona, o sempre dall’etrusco clante (acqua), di cui la zona è ricca, indispensabile per la crescita dei vigneti.

Paesaggio chiantigiano

43° 20′ 46.828″ N – 11° 30′ 12.002″ E

In effetti fu proprio nel periodo etrusco che iniziò il disboscamento della zona per poter coltivare la vite ed ottenere degli ottimi vini. Sono stati rinvenuti molti reperti archeologi risalenti a quel periodo; questo luogo era di passaggio per le materie prime provenienti dalle miniere dell’isola d’Elba verso le altre zone di Fiesole, Arezzo e la Val Tiberina, verso Roma.
Superata l’epoca etrusca, nel territorio si stanziarono i romani, che continuarono la coltivazione della vite, e successivamente furono i longobardi ad avere il dominio su quest’area.

Durante il periodo medievale la zona del Chianti divenne oggetto di dispute e guerre interminabili tra la signoria di Firenze di parte guelfa e quella di Siena di parte ghibellina, e si conclusero nel 1555 con la sconfitta della città del Palio.

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Tristemente memorabile fu la storica battaglia a Montaperti (Castelnuovo Berardenga), una piramide è stata eretta a testimonianza, che ebbe luogo il 4 settembre 1260 tra i Ghibellini e i Guelfi. Tale scontro è stato poi ripreso e reso ancor più celebre dalle parole di Dante Alighieri che, nella sua Divina Commedia menziona: “lo strazio ed il grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso”. Il potente esercito fiorentino capeggiato da Bocca degli Abati e coalizzato con Bologna, Prato, Lucca, Volterra ed altre città, subì una pesante sconfitta ad opera della coalizione tra senesi, pisani e tedeschi imperiali di Manfredi di Svevia. La battaglia fu terribile: alla fine rimasero al suolo più di 10.000 uomini, quasi tutti di parte guelfa, mentre i prigionieri furono ben 15.000. I guelfi sopravvissuti trovarono rifugio a Bologna e a Lucca, mentre in Toscana per un decennio riprese vigore il ghibellinismo.

Il territorio vide interminabili sfide tra Firenze e Siena , che si conclusero nel 1555. Anno in cui la caduta della Repubblica Senese e l’affermarsi del potere forte e pacificatore del ducato mediceo su tutto il territorio toscano, regalò a queste terre un lungo periodo di pace e di tranquillità. I suoi abitanti poterono finalmente dedicarsi completamente alla cura e alla valorizzazione del proprio territorio. Il Chianti cambiò progressivamente volto: i castelli persero la loro funzione e si trasformarono in grandi ed eleganti ville e fattorie. L’agricoltura si sviluppò appieno ed è proprio a partire da quest’epoca che cominciò a diffondersi la fama del suo più illustre prodotto.

Durante il Granducato mediceo e lorenese il sistema della mezzadria improntava i rapporti sociali e il paesaggio rurale. Nel 1716 Cosimo III individuò per la prima volta una zona di produzione vinicola di particolare pregio che, oltre a quelle storiche, comprendeva anche le terre di Castelnuovo Berardenga, Barberino Valdelsa, Tavarnelle e San Casciano Val di Pesa. I granduchi lorenesi incoraggiarono sia lo sviluppo di tecniche agricole più moderne, sia il miglioramento delle condizioni dei contadini, premiando le fattorie che applicavano soluzioni sociali dettate dalle idee illuministiche.

Ma è nella seconda metà del Novecento che la zona vive una straordinaria trasformazione: dal sistema poderale mezzadrile si passa velocemente all’organizzazione di vigneti specializzati e di grandi dimensioni, gestiti da moderne aziende che determinano il successo internazionale del Chianti.

Non mancano manifestazioni che rievocano il passato, animato dalle gesta di antichi cavalieri d’arme o dal passaggio di personaggi illustri. Come Niccolò Machiavelli, segretario della repubblica fiorentina a cavallo fra il ‘400 e il ‘500, che si rifugiò in esilio a S. Andrea in Percussina (San Casciano Val di Pesa) e ivi scrisse la sua opera magna il Principe o l’esploratore Giovanni da Verrazzano, la zona di Greve in Chianti gli diede i natali.

La notte del 4 settembre a Montaperti, si tiene una fiaccolata commemorativa della tristemente nota battaglia, che parte dalla fonte termale dell’Acqua Borra e raggiunge la piramide che sorge circondata da cipressi secolari alla sommità del colle di Montaperti.

Penna e scatti di Benedetta Perissi

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