Il Cammino dei briganti

Ammo pusato chitarre e tammuro
Pecché ′sta musica s’addà cagnà
Simme brigante e facimme paura
E c′a scuppetta vulimme cantà
 
E mò cantamme ‘sta nova canzona
Tutta la gente se l’adda ′mparà
“Nun ce ne fotte do rre burbone
′A terra è ‘a nosta e nun s′adda tuccà

La ballata scritta da Eugenio Bennato e Carlo d‘Angiò nel 1979, Brigante se more, l’inno dei briganti, già dà ritmo ai piedi prima ancora di trovarsi sul cammino. Il Cammino dei briganti, il cammino che ripercorre le orme dei fuorilegge che setacciavano boschi e strade secondarie in cerca di bottino, un fenomeno che si diffuse a partire dal medioevo e che persistette fino a 150 anni fa, che certo non si può archiviare come semplice delinquenza. Il brigantaggio fu lotta, ribellione, insurrezione contro il Potere, fu il rifiuto di piegarsi, fu resistenza.

La canzone come il cammino è un’ode alla libertà, il grido del brigante, un personaggio tra mito e malvivenza, tra simpatia e paura; sicuramente, romanticamente, affascinante, uno spirito libero.

Lo spirito che pervade tutto il Cammino dei Briganti. Un percorso ad anello che si snoda tra il selvaggio Abruzzo, nella Marsica, e il Lazio, nella regione storica denominata Cicolano, ad altitudini di media montagna tra la Valdevarri e la Valle del Salto e alle pendici del Monte Velino. Un cammino in terra di confine, sull’allora confine tra lo Stato Pontificio e il Regno Borbonico, una terra ricca di paesaggi stupefacenti e storie rocambolesche. In questi luoghi avevano trovato nascondiglio i componenti della Banda di Cartòre, un gruppo di briganti comandati da Berardino Viola, più assimilabili a dei partigiani; opponevano resistenza all’invasione dei Sabaudi, non volendo assoggettarsi al loro potere, entrando così nella clandestinità.

Di borgo in borgo, di storia in storia, il percorso è suddiviso in 7 tappe e si sviluppa per quasi 100 km, considerando la bellissima variante del Lago della Duchessa; trova il suo punto di inizio nel caratteristico paese abruzzese Sante Marie, incastonato in uno splendido scorcio appenninico; fa da cornice anche al Museo del brigantaggio e dell’Unità d’Italia ospitato nell’edificio nobiliare di Palazzo Colelli.

Alla partenza, d’obbligo è ritirare il salvacondotto, la credenziale del cammino dove apporre i timbri che attestano l’avvenuta percorrenza delle tappe. Timbri che attestano l’avvenuta realizzazione di un meraviglioso viaggio a piedi immerso in panorami selvaggi, selvaggi come l’animo e le avventure dei briganti. 

Penna di Benedetta Perissi

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