Forza Libeccio!”. Era scritto su un muretto sul lungomare di Castiglioncello e in tutta Livorno il Libeccio lo conoscono bene. È il vento delle mareggiate, quello delle rivoluzioni, quello che non lo ferma niente e nessuno: né il porto né le scogliere.

Quando c’è il Libeccio si lascia soffiare, si infila la testa in un cappuccio e poi la si tiene bassa. Tanto lui vince.

Sul mare il Libeccio non ha ostacoli e può arrivare a terra senza freno, un’ondata tagliente che sgretola la faccia e la sabbia a granelli grossi delle spiagge sulla costa. Sibila a pelo d’acqua e quella lo sostiene, per questo quando si scarica a terra è così potente. L’aria e l’acqua salata contro una striscia di terra sonnolenta.

Vera sul mare ci aveva vissuto tutta la vita, una vita che sembrava aver passato tutta nel Libeccio. Portava le rughe solo ai margini del viso, la pelle delle guance liscia come se il vento gliel’avesse stirata o il sole estivo avesse fatto da protezione per l’inverno.

“Guardalo!” diceva indicandomi il marito, arrabbiata a ottant’anni più che a venti: ”non ha mai fatto il padre un giorno. Lui non c’era mai, doveva lavorare! Nelle ferrovie però s’andava in pensione presto. Ma secondo te si è goduto la famiglia dopo? Macché! Da allora, ogni giorno, prende quella motoretta ed esce la mattina per rientrare a sera. E che in tavola sia pronto! Ti sembra vita per una donna questa?”.

Chi lo sa se era vero. Senz’altro era reale quella rabbia, la rabbia del Libeccio che voleva soffiare e che invece hanno chiuso in un sacchetto. Eppure quando rideva, Vera rideva proprio di gusto, segno che dentro di sé la felicità aveva continuato a coltivarla. Ma mai, nemmeno una volta le ho visto guardare il marito con tenerezza, con l’amore che rivolgeva al mare quando lo guardava dalla terrazza: la fronte alta e la pelle tirata, gli occhi socchiusi in un bacio all’orizzonte.

“Lo sai?” aggiunse una volta: “Non mi ha mai detto che sono bella. Nemmeno una volta” e aveva concluso con un smorfia, alzandosi a fatica dalla sedia che teneva nel cortile, per poi salire lenta le scale che la riportavano a casa.

Forse, se quella era stata davvero la sua vita, era il mare che le aveva fatto l’unica carezza mai ricevuta e a lui, solo a lui, era rimasta devota. Di lui solo era stata innamorata come una donna desidera, come lei desiderava.

Penna e scatti di Monia Scarpelli

La colonna sonora per esplorare questi luoghi?

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