Ascensione all’Everest di Firenze, il Monte Morello

31.01.2021

La giornata non comincia nel migliore dei modi. Come preannunciato dalle previsioni meteo, la città è avvolta da nuvole nere minacciose e nonostante la nostra saggia guida Pietro abbia per questo posticipato di un’ora il ritrovo, il gruppo composto da una quindicina di coraggiosi parte da località Fonte dei Seppi sotto una fastidiosa pioggerellina. Come oramai sempre più spesso accade, mi ritrovo ad essere il “meno giovane” della comitiva e questa condizione, associata al meteo ed ai 600 metri di dislivello che ci aspettano, mi provoca un minimo di sana inquietudine.

Monte Morello è la “montagna” di Firenze. Svetta a nord della città e, vista la vicinanza, soprattutto d’estate è meta di scampagnate e gite domenicali da parte dei fiorentini in fuga dal caldo asfissiante. In pochi però si avventurano nella fitta rete di sentieri che si diramano fino alla sommità dei 934 metri di altitudine di Poggio all’Aia.

Il nostro trekking ha come obiettivo raggiungere le tre punte del monte: Poggio Casaccia (921 m s.l.m.), Poggio Cornacchiaia (892 m s.l.m.) ed appunto Poggio all’Aia.

Il sentiero sale fin da subito abbastanza ripido in mezzo a un fitto bosco di abeti e la salita è complicata dal fango provocato dalla pioggia che ricopre le rocce calcaree. Ciò nonostante incrociamo due eroici podisti in maglietta e pantaloncini che, rimanendo in miracoloso equilibrio, percorrono a tutta velocità la strada in discesa e trovano anche tempo e fiato per salutarci.

Dopo circa un’ora di cammino arriviamo a Poggio Casaccia, che appare quasi all’improvviso dalla fitta nebbia e ci accoglie con la sua grande croce metallica. Tranne un gruppetto di boy-scout arrivati prima di noi, intorno non si vede praticamente niente, ma per fortuna almeno da qualche minuto ha smesso di piovere.

43° 52′ 55.848″ N – 11° 13′ 52.787″ E

Pietro ci racconta che Cosimo I dei Medici utilizzò il legno di questi abeti per realizzare le travi delle tettoie del Palazzo degli Uffizi e che tra questi boschi si sono svolte molte azioni partigiane durante la seconda guerra mondiale.

Continuiamo la nostra salita ed in due ore e mezzo circa raggiungiamo Poggio all’Aia. Siamo nel punto più in alto e la vista dovrebbe spaziare a 360 gradi, ma purtroppo siamo ancora completamente immersi in una nuvola di nebbia anche se da sotto comincia a filtrare qualche timido raggio di sole.

Ne approfittiamo per consumare il pranzo e non appena iniziata la discesa sul versante ovest, come per miracolo di fronte a noi si apre un panorama fantastico sulla città con cupola e campanile inclusi, tutta la piana fino a Prato, i monti della Calvana, le colline di Scandicci e l’appennino Pistoiese innevato. E’ uno di quei momenti nei quali pensi che lo sforzo è stato ampiamente ripagato!

Se vuoi provare un’esperienza autentica in questi luoghi, prova l’escursione Everest di Firenze.

Il percorso in discesa avviene senza particolari problemi nonostante il fango ed è anche scaldato dalla presenza inaspettata del sole. Prima del rientro facciamo una deviazione che ci porta fino a Poggio al Giro dove si aprono altri panorami verso il Mugello ed il trek ad anello si conclude dopo 13,5 km.

Meritata merenda finale con vino, schiacciata e taglieri di salumi! Bella esperienza con panorami inaspettati a due passi da casa e che, come sempre avviene, ti ripaga della fatica e ti insegna a partire con fiducia ed entusiasmo anche quando il meteo non è dei migliori.

Penna e scatti di Alessio Frati

La colonna sonora per esplorare questi luoghi?

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